Lettere al contrario
Valtellina Distribuzione:
un film di Rossella Schillaci (2026, 13′).
Guarda il trailer! (watch the trailer!)
Sinossi
Uno scambio epistolare tra giovani studentesse alle soglie dei 18 anni, e un gruppo di donne detenute in carcere, diventa l’occasione per condividere memorie, confidenze e paure del futuro: emozioni universali che trascendono età e condizioni di libertà. Un’eco di immagini e voci, tra passato e presente, tra chi scrive e chi legge. Il film si muove in uno spazio fragile tra memoria, immaginazione e parola scritta, cercando di dare forma a un incontro che non è mai avvenuto, ma che proprio per questo conserva qualcosa di misterioso e profondamente umano. Le immagini in Super8, tratte da archivi familiari – alcuni appartenenti alla stessa autrice – evocano passioni, desideri e frammenti di vita, riportando alla luce ricordi dolci e commoventi. Le voci di donne e ragazze sussurrano così la storia di un incontro avvenuto solo attraverso un gesto antico e intimo: la scrittura di una lettera.
Note di regia
Il film nasce da un’esperienza condivisa all’interno del carcere, durante una serie di incontri dedicati alla scrittura di lettere. Mi interessava osservare cosa accade quando la scrittura diventa un tempo condiviso. In carcere, dove il tempo è spesso immobile, il gesto lento della scrittura a mano ha aperto uno spazio di ascolto e di immaginazione. Fin dall’inizio ho immaginato questo processo come uno spazio di ascolto e di reciprocità, in cui tutte le partecipanti – comprese noi che accompagnavamo il progetto – potessero prendersi il tempo lento e fragile della scrittura a mano. Le lettere delle studentesse, che non abbiamo mai incontrato direttamente, hanno aperto un dialogo inatteso. Nei loro pensieri spontanei, a tratti ingenui, abbiamo riconosciuto una vulnerabilità che ha reso possibile uno scambio autentico, in cui le donne, da dentro il carcere, mandavano messaggi di conforto alle giovani studentesse, al riverso di quello che potevo immaginare. Per me è stato importante osservare come questi laboratori si trasformassero in momenti di leggerezza e fiducia, dove il tempo sembrava dilatarsi. Le lettere hanno messo in relazione donne di età e vite molto diverse, ma unite da domande simili sul futuro, sulla libertà, sul desiderio di essere ascoltate. Il film è il racconto di questo scambio di confidenze e consigli, momenti di conforto e di cura, per tutti. Dal punto di vista cinematografico ho cercato di restituire questa dimensione intima attraverso un montaggio evocativo, in cui le voci delle donne si intrecciano a immagini in Super8 provenienti da archivi familiari, alcuni appartenenti anche alla mia storia personale. Questi frammenti di memoria – a tratti reali, a tratti quasi onirici – evocano desideri, nostalgie e possibilità di futuro. Per proteggere l’identità delle donne detenute i loro volti non vengono mostrati. La loro presenza emerge attraverso i gesti delle mani: mani che scrivono, piegano, custodiscono le lettere. In questi gesti ho cercato di restituire una presenza concreta e viva, capace di affermare la loro esistenza oltre l’invisibilità a cui spesso sono condannate, e di ascoltare tutta l’emozione delle loro voci, tra pause e silenzi commossi.
Credits
Scritto e diretto da Rossella Schillaci in collaborazione con le donne detenute presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino.
Prodotto dall’Università di Torino in co-produzione con Superottimisti – Archivio Regionale di Film di Famiglia in collaborazione con Produzioni Alberto Valtellina.
Camera e suono Rossella Schillaci, Giulio Pedretti.
Montaggio Giulio Pedretti.
Color correction Alberto Valtellina.
Sound design Nicola Gualandris.
Musica Giorgio Canali.
Filmati di famiglia in Super 8 tratti da Superottimisti – Archivio Regionale di Film di Famiglia.
Ringraziamenti
Il cortometraggio è stato realizzato nell’ambito del progetto Attraverso lo specchio (e quel che A.L.I.C.E. vi trovò): Arti e Libertà per Immaginare Comunità Eguali prodotto dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino (prof. Claudio Sarzotti) con il finanziamento del Bando 2023 per i progetti di Public Engagement dell’Università di Torino, in collaborazione con la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino e l’Istituto d’Istruzione Superiore Soleri Bertoni di Saluzzo.