Il condominio inclinato

Bergamo, sole, casba, pollai e terrazze fiorite.
I condomini “Terrazze fiorite” e “Bergamo Sole” sono oggetto di un progetto di ricerca cinematografica mirato a far emergere la forte interazione tra gli abitanti e gli spazi architettonici (Gambirasio, Zenoni, 1976). Una serie di sopralluoghi e di interviste fatte con chi ci vive ha messo in evidenza come nel tempo la qualità architettonica degli spazi – comuni e privati – abbia costituito il presupposto sul quale i residenti hanno costruito una specifica cultura dell’abitare, allo stesso tempo fortemente legata all’immagine pubblica dell’edifico e alla appropriabilità (adattabilità / personalizzabilità) delle sue parti private.
L’obiettivo della ricerca è quello di raccontare questa complessa dinamica attraverso le testimonianze degli abitanti e le immagini della loro interazione quotidiana con il luogo e dare conto di una dimensione sociale dello spazio che nessun resoconto mirato esclusivamente alla restituzione della qualità architettonica (in quanto fenomeno separato) sarebbe in grado di restituire. Una rete sociale che si è costruita nel tempo resa attraverso l’esplorazione dei luoghi della vita di tutti i giorni.
Il teaser:

Così Giuseppe Gambirasio nel 1987: «La geometria del progetto è uno degli ordini della composizione. L’altro è il rigore iterativo delle regole di assemblaggio dei tipi, delle strutture, dei particolari, delle rampe pedonali, delle piazzette pensili. Gli elementi compositivi che entrano in gioco sono pochi e ciascuno è ridotto a forma essenziale: le case a patio binate a ferro di cavallo; il loro giardino pensile intercluso (il Patio); la maglia delle rampe e dei percorsi pedonali; i grossi cilindri nelle loro varie combinazioni di accostamento e incastro. Oggi che il quartiere è abitato si avverte in esso una particolare atmosfera sognata; e nei momenti di luce solare o al contrario di nebbia che invade i sentieri più interni e spopolati delle piastre, gli alti muri ciechi di mattoni a vista che li delimitano, con i loro tagli diagonali dei tetti e delle rampe, danno forma ad uno spazio singolare, quasi irreale, talvolta con accenti metafisici. Sono molte le allusioni, molti i riferimenti evocativi verso la storia delle trasformazioni fisiche dello spazio, che la progettazione ha suscitato; molte le citazioni deliberate tratte dall’archivio delle immagini nascoste nella memoria: dalla Scuola di Amsterdam, alla “Casbah” araba, alla città orizzontale, al Tuscolano in Roma di Adalberto Libera. Gli accostamenti “pittoreschi”, e quelli “vernacolari” (le persiane, le tegole marsigliesi, le porte di ingresso a “perline” diagonali, i comignoli e le “cuffie” di ventilazione in cotto) sono usati architettonicamente come materiali simbolico-significanti della composizione.» (G. Gambirasio, 1987)

Clip: