La bicicletta e il Badile

un film di Maurizio Panseri e Alberto Valtellina

Solo al cinema! Prossime proiezioni:
Bergamo, cinema Conca verde il 3 giugno, il 16 giugno, il 22giugno; a Torino, Festival CinemAmbiente 2022, cinema Massimo, 11 giugno (alla presenza di protagonisti e registi); Bergamo, Arena S.Lucia il 28 giugno; Vimercate Arena Estiva, 29 giugno. Temù (BS) cinema Alpi a luglio; Sondrio, cinema Excelsior a giugno; Rovigo, cinema Duomo l’11 novembre (alla presenza di protagonisti e registi);
Proiezioni passate: Tirano, cinema Mignon 13 e 22/5; Milano, cinema Beltrade 15,16 e 20/5; Bergamo, cinema Conca verde il 17/5, 25/5; Nembro, cineteatro San Filippo Neri 18/5; Mezzago (MB), cinema Bloom 19/5; Chiavenna (SO), cinema Victoria 20/5; Morbegno, cinema Pedretti, il 23 e il 24/5; Darfo (BS), cinema Garden 26/5.

Sinossi
Venerdì 4 luglio 1952, Hermann Buhl, che sarà conosciuto in seguito come un grandissimo alpinista (tra le altre salite, celebri la prima salita al Nanga Parbat e al Broad Peak), lascia Innsbruck in bicicletta, risale la valle dell’Inn, dopo 150 chilometri arriva alla base della parete nord-est del Pizzo Badile, la sale in solitaria attraverso la via Cassin, scende, riprende la bicicletta e torna verso casa, per essere al lavoro il lunedì mattina. Un’impresa celebre, raccontata in poche asciutte pagine nel bellissimo libro autobiografico È buio sul ghiacciaio. Estate 2021. Maurizio Panseri e Marco Cardullo decidono che oggi non ha più alcun senso spostarsi in automobile, soprattutto per andare in montagna. Ripercorrono l’itinerario ciclistico e alpinistico di Hermann Buhl: per lui la bicicletta era una necessità e il mezzo che aveva disposizione per compiere l’impresa, per i nostri sarà il mezzo per ripensare lo sport in modo sostenibile. Il viaggio di Maurizio e Marco si offre quale cornice per incontri con persone che hanno legato il proprio nome a quello della montagna.

Con Kriemhild Buhl, Maurizio Panseri, Marco Cardullo, Carlo Valtellina, Giuseppe “Popi” Miotti, Renata Rossi, Micaela Zimmermann, Caterina Bassi, Martino Quintavalla, Smaranda Chifu, Fabio Fumagalli, Riccardo Scotti, Fabio Villa, Giovanni Prandi, Silvia Buhl, Thomas Klinger, Claudio Inselvini, Tito Arosio, Rosa Morotti, Guido Lisignoli, Dario Eynard, Paolo Cattaneo, Gabriel Buda, Giangi Angeloni, Filip Babicz, Heidi Altweger, Anita e Bruno Vetsch, Mattia “Surly” Bernardini, Sabrina Casati. Fotografia Carlo Valtellina, Alberto Valtellina, Maurizio Panseri. Montaggio Alberto Valtellina, Maurizio Panseri. Musica Alessandro Adelio Rossi, guest Fabrizio Colombi; brano “Divozion a San Colomban” di Trio Quartet, voce Martino Quintavalla.
Produzioni Alberto Valtellina con il contributo del Club Alpino Italiano – Centro di Cinematografia e Cineteca e con il sostegno del Comune di Tirano (SO). Durata 83 minuti, anno 2022. Il film è disponibile in DCP.

Synopsis
On Friday, 4 July 1952, Hermann Buhl, who would later be known as a great mountaineer (among other, the first ascent to Nanga Parbat and Broad Peak), leaves Innsbruck on his bicycle, rides up the Inn valley, after 150 kilometres arrives at the base of the north-east face of Pizzo Badile, climbs it solo the Cassin route, descends, gets back on his bicycle and returns home, to be at work on Monday morning. A famous feat, narrated in a few simple pages in the beautiful autobiographical book Achttausend drüber und drunter (English edition title: Nanga Parbat Pilgrimage). Summer 2021. Maurizio Panseri and Marco Cardullo decided that it no longer made sense to travel by car, especially to the mountains. They retrace the cycling and mountaineering itinerary of Hermann Buhl: for him the bicycle was a necessity and the means he had available to accomplish the feat, for ours it will be the means to rethink sport in a sustainable way. Maurizio and Marco’s journey offers a framework for meetings with people who have linked their name to that of the mountains.

Note di regia
Vogliamo ripercorrere le strade di Hermann Buhl: la bicicletta che per lui era una necessità e l’amore per l’impresa, la dimostrazione di una creatività formidabile, per noi può rappresentare la sostenibilità del nostro fare alpinismo rispetto all’ambiente, l’impronta consapevole che le nostre avventure lasciano sul pianeta entrando in intimo contatto con i luoghi, la loro storia ed i segni lasciati da chi prima di noi ha percorso quelle strade, salito quei sentieri e quelle pareti.
Il desiderio di tornare nei luoghi che hanno visto Hermann Buhl passare con la sua bicicletta e le sue scarpette quasi settanta anni fa, si colma di nuovi significati in una cornice di senso compiuta. Tornare con lo sguardo attento a cogliere i cambiamenti e la bellezza delle geografie alpine, in un flusso dove le riflessioni diventano ritmo dei pedali che girano, dei piedi che camminano, delle mani che arrampicano. Sul cammino, tra Italia, Svizzera e Austria, non mancano gli spunti visivi per mute meditazioni sul cambiamento: la grande frana di crollo della parete nord del Cengalo e la devastazione della Val Bondasca, il ritiro incessante dei ghiacciai nel gruppo del Bernina e dell’Ortles-Cevedale, la tragica frana della Val Pola; stimoli per scardinare una visione antropocentrica, cercando di ricollocare nella giusta proporzione i tempi dell’uomo e i tempi geologici del pianeta. Il progetto si svilupperà attraverso tre principali linee di racconto: il viaggio e i protagonisti; Hermann Buhl e l’alpinismo; l’uso del mezzo non inquinante, non invasivo, la bicicletta, come partner dell’attività alpinistica. Abbiamo raccolto le immagini del viaggio di Maurizio e Marco da Alzano Lombardo presso Bergamo, alla cima del Badile attraverso la via “Cassin” e poi attraverso la valle dell’Inn, salendo al passo Maloja, per chiudere il giro ad anello a casa. Il viaggio di Maurizio e Marco farà da cornice agli incontri con persone che ricorderanno la straordinaria figura di Hermann Buhl sul versante affettivo e sul versante storico: a Ramsau, sul confine tra Austria e Germania, abbiamo incontrato la figlia Kriemhild, autrice del libro autobiografico “Mio padre Hermann Buhl”. Nella sua palestra/biblioteca abbiamo intervistato Giuseppe “Popi” Miotti, un riferimento per l’arrampicata e la storia dell’alpinismo. Renata Rossi, prima guida alpina donna in Italia, ci ha vivacemente raccontato la sua storia d’amore con il Badile: Renata abita sul confine tra Italia e Svizzera, a pochi minuti dalla “sua” montagna. Un incontro vivace e musicale con Caterina Bassi e il fidanzato Martino Quintavalla, coppia in parete e nella vita (Martino è liutaio, musicista e ingegnere!), che il 23 agosto 2017, quando ci fu il crollo del monte Cengalo stavano arrampicando sull’adiacente parete Est-Nord Est del Badile, via “Hiroshima”, e non si resero conto dell’entità della frana, forse troppo impegnati nella seconda ripetizione dell’impegnativa via. Abbiamo incontrato i geologi del Servizio Glaciologico Lombardo, che ci hanno spiegato l’incredibile particolarità del crollo del Cengalo. La guida alpina Guido Lisignoli, nel suo campeggio ai piedi della cascata di Piuro, ci ha raccontato le sue salite in solitaria, con la spiazzante affermazione: «Ci vuole della genialità per trovare una salita facile e nuova». Una terza linea del racconto avremmo voluto inserirla in modo “provocatorio”: proponendo a alpinisti l’avvicinamento alle pareti in bicicletta, di fatto abbiamo verificato che, con modalità diverse, molte persone stanno orientando il proprio spostamento in questo modo, tra gli altri il grande Stefan Glowacz e la giovane giornalista e blogger Smaranda Chifu, che abbiamo incontrato sulle rive dell’Adda e in palestra di roccia, in Valmalenco.