Ferdinando il duro

di Bloom Kolektiv (2019, 80′) TRAILER.
Una vicenda dai contorni poco chiari: i dialoghi non ci aiutano a comprendere, siamo un pubblico escluso. Anche Ferdinando il duro si dimostra incapace di capire e annaspa nel vuoto.
L’uscita del film è prevista il prossimo autunno.

Note di regia
Una sceneggiatura che ha come punto di forza l’esclusione di ogni azione volta al progresso della storia, è scelta di ordine estetico: l’intento è quello di dare forma cinematografica ai dettagli, visivi e attoriali – e gli “attori” sono in questo caso “modelli”, secondo la lezione di Robert Bresson – con l’obiettivo di lavorare sulla forma, sull’immagine e il suo svilupparsi nel tempo.
La costruzione del film è vaga, sempre giocata sul filo della apparente irrilevanza (nei dialoghi, nelle scene) ma con un sempre presente orrore (e amore) del vuoto. Ferdinando il duro è grottesco e tragicomico. Il titolo è rubato a Alexander Kluge: «papas kino ist tot!»

Il film
Con il rispetto necessario e la convinzione che il legame con il passato porta all’evoluzione e all’innovazione (parola mondo dal significato ambiguo), questo film gioca a ricreare atmosfere che si respirano in alcune produzioni che appartengono alla storia del cinema e sono ormai nell’immaginario collettivo. Titoli dalla trama improbabile, fragile, in cui il contenuto lascia il posto alla forma, mettendo in luce la capacità artigianale dei registi, tecnici e attori.
I personaggi di Ferdinando il duro sono uomini e donne che non trovano una collocazione nel mondo. Il “mistero” che rimane irrisolto, quello che resta sullo sfondo di tutta la vicenda, serve per mettere in rilievo questa incapacità.