Ferdinando il duro

Proiezioni in anteprima al Bloom di Mezzago il 18 e 19 gennaio 2020.
Ferdinando viene suo malgrado coinvolto in una misteriosa macchinazione, di cui non si comprendono i contorni. I personaggi che ruotano intorno a Ferdinando “il duro” sembrano cercare a loro volta la soluzione al mai meglio precisato imbroglio. Il finale è lungi dal fornire una spiegazione: Ferdinando si trova più confuso che mai, dopo avere assistito inerme a un omicidio. Omicidio che si compie, naturalmente, fuori campo.

Scarica il pressbook di FERDINANDO IL DURO
Bloom Kolektiv sono Linda Stucchi, Paola Gandolfi, Matteo Montagna, Antonella Panigada, Nadia Querzola, Matteo Cavallotti, Aldo Castelli, Giancarlo Decaro, Antonella Angelino, Francesca Assi, Cristina Pirotta, Roberto Caspani, Chiara Cavaliero, Cinzia Cardone, Lilli Valcepina, Alberto Valtellina, Carlo Valtellina.
Con la partecipazione di Giulia Pennacchioni, Andrea Violato, Anna Faipò , Arianna Pulici, Valentina Stablum, Giovanni Violato, Pietro Violato, Davide Ronquillo, Andrea Traversi, Francesco Perego, Duilio Manzoni, Dario Brambilla.
Fotografia Carlo Valtellina, montaggio Alberto Valtellina, musica Andrea Castelli, Luigi Polimeni, Assalti frontali, chitarra elettrica Chiara Rinciari, chitarra in scena Matteo Cavallotti, post produzione audio e ottimizzazione Luigi Polimeni, trucco Giulia Cantù, Nellie Mandelli. Prodotto da Alberto Valtellina.

Note di Bloom Kolektiv
Bloom Kolektiv si forma nel 2018 all’interno degli spazi del Bloom a Mezzago (MI) per la produzione del film FERDINANDO IL DURO.

Era una gocca d’acqua e si perse nel mare.
Era un granello di polvere, si fuse con la terra.
Che cosa fu il tuo passaggio nel mondo?
Un moscerino comparve e poi scomparve.
Omar Khayyâm

Un non-remake, un post-papaskinoisttot, un noir di ultima generazione ma fuori norma, una produzione pseudo autoconsapevole. Il film è nato per giocare a ricreare atmosfere che si respirano in alcune produzioni che non appartengono solo alla storia del cinema, ma anche e forse soprattutto si legano a un immaginario collettivo. Titoli dalla trama improbabile, fragile, in cui il contenuto lascia il posto alla forma, mettendo in luce il lavoro artigianale dei registi, tecnici e attori.
Se è vero che il legame con il cinema di Dr. Alexander Kluge probabilmente inizia e finisce con il titolo, è altrettanto vero che molto ben nascosti appaiono i riferimenti al cinema di Jacques Tourneur (segnatamente il bellissimo e improbabile “Out of the Past”), o al cinema di Edgar G. Ulmer (con la scena dell’omicidio telefonico di “Detour”) o a “The Strange Love of Martha Ivers” di Lewis Milestone…
Sono però riferimenti importanti per il gioco, un gioco serio e allegro (come deve essere un gioco), profondo e complesso, a cercare quell’aura che sposta i nostri film di riferimento fuori dal tempo e li mantiene però, paradossalmente, attualissimi.
Ferdinando il duro è quindi un film che si presenta a un tempo presuntuoso e umile, concluso e abbozzato. Vuole essere grottesco, o piuttosto, frivolo: tragicomico.
Il film, pensato per essere girato in bianco e nero, con la proporzione classica del mascherino 1,37:1, è stato invece girato a colori, nella proporzione 2,39:1, audio in presa diretta. Utilizzo estremamente contenuto di campi e controcampi.
Il film è stato girato nel paese e nei pressi di Mezzago (MI), sede del noto locale “Bloom”, dove è nato il Kolektiv. Nota di colore (rosa): il paese di Mezzago è conosciuto per gli asparagi rosa, che appaiono sulla locandina del film.

Cos’è il Bloom
Bloom è un un centro multiculturale nato nel 1987 a Mezzago, nel cuore della Brianza. Gestito dalla Cooperativa Sociale il Visconte di Mezzago, è da trent’anni punto di riferimento per la musica definita dai più “alternativa”. Sul palco, tra gli altri: Nirvana, Morphine, Hepcat, Cop Shot Cop, Murphy’s Low, Fishbone, Sepultura, Afterhours, Jon Spencer, Green Day, Unsane, Africa Unite, Shandon, Kyuss, Punkreas, Good Fellas, Subsonica, Bluvertigo, Reggae National Tickets, Selecter…

Letto prima della première:
COMUNICATO DI BLOOM KOLEKTIV
Tentare un cinema che ignori totalmente la mastodontica organizzazione vigente può parere come vuotare il mare con un cucchiaio, portando ad affrontare un lungo inevitabile periodo di impopolarità.
Può darsi.
Non vediamo però altra via per chi voglia ridare al cinema quella funzione determinante e rivoluzionaria, che durò lo spazio di un mattino, ma dimostrò di essere nelle cose.
Bisogna mettersi là con pazienza – la tattica è pazienza – e provare a lavorare, tenendo presente che il cinema è fatto da una macchina da presa e da persone che si devono liberare dai complessi d’inferiorità verso il cinema commerciale.
Mettersi là – è facile dirlo, lo so – e vedere come si può entrare nelle case con macchine da presa, inventare una “guerra di guerriglia”, fuori dai circuiti normali e da qualsiasi legge della domanda e dell’offerta.
Si escluda ogni pericolo di sperimentalismo fine a se stesso, di cinema apolitico, atemporale, ma si immetta la partecipazione, il dialogo, in un canale caldo e diretto con gli altri, gli spettatori, il pubblico. Il concetto di “cinema di guerriglia” cerca il ritmo, il fine e l’imprevisto.
Non è più rinviabile la ribellione alla prepotenza del mondo che commercia malamente intorno al cinema, che opprime gli esercenti cinematografici appassionati, veri baluardi, trincee resistenti, oggi invitati a riappropriarsi del proprio ruolo.
Il momento è maturo, bisognerà avere la costanza necessaria. È un cinema d’attacco nel senso che prendiamo la macchina da presa in mano come l’ultima arma, un’arma che guarisce, che illumina, porta respiro, porta la vita: non si può certo usarla per fare della letteratura.
Il cinema è azione in quanto porta verso l’azione, in quanto limita le mediazioni al minimo e accomuna interpreti, protagonisti e pubblico.
Liberamente tratto dagli appunti di Cesare Zavattini.
(Scateniamo l’Inferno!)

La clip “Action Movie!”…